Progetto di ricerca 2017 dell’istituto Giannina Gaslini e dell’Università degli Studi di Genova

MODELLO DI ZEBRAFISH PER LA MALATTIA DI ALEXANDER: NUOVO SISTEMA PER STUDIARE LA PATOGENESI DELLE MUTAZIONI NEL GENE GFAP E PER IDENTIFICARE FARMACI POTENZIALMENTE EFFICACI NEL CONTRASTARE L’ACCUMULO DELLA PROTEINA GFAP MUTATA

PI: Dr. Tiziana Bachetti, PhD – U.O.C. Genetica Medica, Istituto Giannina Gaslini

Collaboratore: Prof. Simona Candiani, Laboratorio di Neurobiologia dello Sviluppo, Università di Genova

Introduzione
Le mutazioni nel gene Glial Acidic Fibrillary Protein (GFAP), codificante per l’omonima proteina che forma il filamento intermedio specifico degli astrociti, sono la causa della malattia di Alexander, una rara leucodistrofia neurodegenerativa che si può presentare con due modalità di esordio: precoce (tipo I) e tardiva (tipo II), caratterizzate da segni clinici differenti e severità progressivamente decrescente. Sebbene non sia stata identificata ad oggi una correlazione tra il tipo di mutazione e l’età di esordio, è ormai noto che le mutazioni in GFAP causano una conformazione aberrante della proteina, che invece che costituire filamenti, è prona ad aggregare all’interno della cellula.

Le proteine cellulari sono soggette a turnover la cui velocità dipende dall’equilibrio che si instaura tra la loro produzione e lo smaltimento. E’ stato dimostrato che le mutazioni in GFAP determinano l’accumulo della proteina nella cellula; questo effetto è dovuto a strutture intermedie di assemblaggio, gli oligomeri, che causano un ingolfamento del proteasoma, uno dei meccanismi cellulari deputati allo smaltimento delle proteine mal ripiegate. Questo produce due effetti: la prima è che l’accumulo di proteina mutata non smaltita causa la formazione di aggregati intracitoplasmatici, che assieme alle small heat shock proteins (sHSPs), molecole coinvolte nel ripiegamento corretto delle proteine (folding) e a subunità del proteasoma, formano le Fibre di Rosenthal (RFs); la seconda è che, per compensare la compromissione funzionale del proteasoma, la cellula attiva l’autofagia, un processo cellulare che, mediante la formazione di vacuoli auto digestivi, determina lo smaltimento di grosse proteine e di organelli non più funzionanti.

La conseguenza di tutto questo è che la diminuzione di proteina GFAP mutata, sia a livello di produzione (trascrizione del gene, stabilità del mRNA, produzione di proteina) sia di folding e/o smaltimento (eliminazione mediante proteasoma e autofagia) può essere considerata un meccanismo utile per diminuire l’effetto dannoso delle mutazioni di GFAP, avendo come risultato finale quello di contrastare l’accumulo e quindi l’aggregazione intracellulare della proteina mutata.

Inoltre, questi processi possono essere considerati potenziali bersagli farmacologici per la malattia di Alexander. In particolare, in un modello in vitro, noi abbiamo già riportato diversi risultati in questo ambito, qui di seguito riassunti:

1. l’aumento di espressione di B-crystallin e HSP27, le due sHSPs che interagiscono con GFAP, è in grado di migliorare il ripiegamento delle proteine mutate p.R239C e p.R330G-E332K (Bachetti et al, 2008; Bachetti et al, 2010a);

2. l’antibiotico ceftriaxone e il composto naturale curcumina hanno dimostrato di essere in grado di migliorare la conformazione delle proteine p.R239C e p.R330G-E332K grazie ad una parziale eliminazione dovuta a induzione delle sHSPs e aumentata efficacia dell’autofagia; è stato inoltre osservato che entrambe le sostanze diminuiscono l’espressione del gene, in particolare a livello trascrizionale, mostrando quindi efficacia su due fronti (Bachetti et al, 2010a; Bachetti et al, 2012).

Razionale
Nonostante alcuni risultati ottenuti in vitro e in vivo, ad oggi si sa ancora poco sulla patogenesi della malattia di Alexander. In particolare, gli studi in vitro hanno diverse limitazioni, prima tra tutte il fatto di dover usare contenitori cellulari che non sempre riproducono perfettamente la fisiologia dell’astrocita umano, seconda, quella di poter studiare l’effetto del farmaco solo sulla cellula e non sull’intero organismo.

A questo scopo, in collaborazione con la prof.ssa Simona Candiani del laboratorio di Neurobiologia dello Sviluppo dell’Università di Genova, da anni impiegata nello studio dell’embriologia in zebrafish, proponiamo un progetto mirato alla produzione di un modello di malattia di Alexander in questo sistema in vivo.

Zebrafish (specie Danio Rerio) è un modello animale di facile manipolazione che, essendo un vertebrato inferiore, è ben accettato dai comitati etici che si occupano dell’approvazione degli studi in vivo. Inoltre, rispetto ai modelli murini, il suo mantenimento è molto meno costoso e, grazie al suo ciclo vitale, permette di ottenere risultati in tempi molto inferiori. Grazie alla microiniezione nelle uova, è possibile far esprimere le proteine mutate di interesse negli embrioni di zebrafish e seguirne l’effetto sullo sviluppo in breve tempo. Questo permette di poter evidenziare eventuali dismorfologie o alterazioni molecolari che possono essere scelte come bersaglio di trattamenti farmacologici. Un’altra caratteristica di zebrafish è che la trasparenza dei suoi embrioni permette di evidenziare l’espressione di proteine utilizzando particolari tecniche quali l’uso di proteine fluorescenti coniugate alle proteine di interesse. Inoltre, in ultimo, grazie alla piccola dimensione e alla possibilità di analizzare le larve in piastre multiwells, è possibile effettuare degli screening di farmaci a larga scala che vengono poi selezionati in base alla loro capacità di recuperare il fenotipo corretto della larva.

Il razionale del lavoro qui presentato si basa sull’osservazione già riportata che il gene che codifica per la GFAP di zebrafish è caratterizzato da un’alta omologia con il gene umano, sia dal punto di vista dell’organizzazione introni-esoni, sia dal punto di vista della regolazione trascrizionale. Inoltre le due proteine GFAP mostrano un’identità del 67%, dove le regioni più conservate sono la struttura coiled-coil e il dominio tail in cui cadono i residui mutati nella malattia di Alexander. In particolare, i residui R79, R416, R88, che rappresentano una buona percentuale di mutazioni, sono molto conservati nelle due specie. Inoltre è stato dimostrato che anche in zebrafish la GFAP svolge il ruolo di filamento intermedio, rendendo così robusta l’idea di poter studiare l’effetto delle mutazioni di GFAP in questo modello animale (Nielsen, 2003).

Scopo del progetto
Per perseguire lo scopo del progetto, abbiamo pensato al coinvolgimento della prof.ssa Candiani in quanto, oltre alla sua esperienza in termini di manipolazione dei pesci, il suo percorso lavorativo è stato mirato allo studio dello sviluppo del sistema nervoso in Vertebrati inferiori (Garbarino et al, 2014; Bozzo et al, 2017), garantendo cosi un importante apporto non solo in termini pratici di esecuzione degli esperimenti ma anche di disegno sperimentale e interpretazione dei risultati.

In particolare, lo scopo del progetto sarà quello di esprimere, o in transiente o mediante la produzione di linee stabili, la proteina GFAP wild type e mutata, di seguirne il turnover e di identificare anomalie dello sviluppo sovrapponibili a quello che accade nell’uomo nella malattia di Alexander.

Il progetto sarà cosi articolato:

1. produzione di mRNA capped a partire dai costrutti GFAP-GFP nelle forme WT e mutata già in uso in laboratorio; questo permetterà di evidenziare la GFAP grazie alla fluorescenza emessa dalla green fluoscent protein (GFP) ad essa fusa.

2. microiniezione nelle uova di zebrafish

3. analisi dello sviluppo degli embrioni e marcatura con anticorpi specifici per sHSPs e proteasoma

4. effetto delle molecole già dimostrate efficaci in vitro

Rilevanza del progetto
In questo lavoro proponiamo di ottenere un modello che riproduca i tratti essenziali della malattia di Alexander; questo avrà il duplice scopo di ampliare le nostre conoscenze sui suoi meccanismi patogenetici e di avere la possibilità di studiare in vivo l’effetto di molecole mostrate avere un’efficacia in vitro oltre a cercarne di nuove mediante approcci di screening di farmaci a larga scala.

Inoltre, l’approccio in zebrafish è nuovo per la malattia di Alexander e permetterà di implementare le informazioni ottenute ad oggi dai modelli murini. Come descritto nel progetto, la sua versatilità, il basso costo di mantenimento e le tempistiche di sviluppo permettono, una volta messo a punto il modello, di procedere con diversi tipi di studi. 

Referenze
Bachetti T, Caroli F, Bocca P, et al. Mild functional effects of a novel GFAP mutant allele identified in a familial case of adult onset Alexander disease. Eur J Hum Genet, 2008, 16, 462-470.

Bachetti T, Di Zanni E, Balbi P, Bocca P, Prigione I, Deiana GA, Rezzani A, Ceccherini I, Sechi G. In vitro treatments with ceftriaxone promote elimination of mutant glial fibrillary acidic protein and transcription down-regulation. Exp Cell Res, 2010, 316, 2152-2165

Bachetti T, Di Zanni E, Balbi P, Ravazzolo R, Sechi G, Ceccherini I. Beneficial effects of curcumin on GFAP filament organization and down-regulation of GFAP expression in an in vitro model of Alexander disease. Exp Cell Res, 2012, 318, 1844-1854

Bozzo M, Macrì S, Calzia D, Sgarra R, Manfioletti G, Ramoino P, Lacalli T, Vignali R, Pestarino M, Candiani S. The HMGA gene family in chordates: evolutionary perspectives from amphioxus.

Garbarino G, Costa S, Pestarino M, Candiani S. Differential expression of synapsin genes during early zebrafish development. Neuroscience. 2014 Nov 7;280:351-67

Nielsen AL, Jørgensen AL. Structural and functional characterization of the zebrafish gene for glial fibrillary acidic protein, GFAP. Gene. 2003 May 22;310:123-32

INFORMAZIONI AMMINISTRATIVE

Data di inzio e durata del progetto
La data ufficiale di inizio del progetto prevediamo possa essere gennaio 2018.

Dall’autunno però inizieremo ad effettuare i primi esperimenti che ci permetteranno di capire se i plasmidi che abbiamo in uso vanno bene per effettuare gli esperimenti in zebrafish o se, in caso contrario, dobbiamo progettarne di nuovi. Questo allo scopo di poter partire a inizio anno nuovo con gli esperimenti in vivo avendo già messo a punto il sistema in vitro.

La durata del progetto stimata è 1 anno e mezzo, con termine 30 giugno 2019.
I primi 3-6 mesi saranno dedicati alla preparazione del materiale necessario e agli esperimenti pilota per la messa a punto di concentrazioni/tempi di analisi.

I mesi successivi saranno dedicati all’espressione e al confronto tra le proteine mutate e GFAP wild type, allo studio degli effetti in termini di alterazioni macro- e microscopiche ed eventualmente allo studio dell’effetto di molecole efficaci in vitro.

Personale coinvolto nel progetto
Le unità in termini di laboratori coinvolti saranno due, la nostra (UOC Genetica Medica, Istituto Giannina Gaslini) e quella della prof.ssa Candiani (Laboratorio di Neurobiologia dello Sviluppo, Università di Genova).

Il personale che verte su questo progetto consisterà sicuramente di tre persone: la sottoscritta, la prof.ssa Candiani e il dott. Bozzo (che inizierà il 1 novembre il dottorato di ricerca nel suo laboratorio), che lavoreranno tutti part-time sul progetto in quanto pagati su altri fondi di ricerca. Ciò non significa che il progetto subirà rallentamenti: il nostro lavoro prevede tempistiche sperimentali che possono perfettamente essere conciliate con altri progetti, senza che nessuno di questi ne risenta temporalmente.

 Progetto Istituto Giannina Gaslini di Genova

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MALATTIA DI ALEXANDER: IDENTIFICAZIONE DI POSSIBILI VARIANTI GENETICHE CAPACI DI MODIFICARE IL FENOTIPO CLINICO E LA PROGNOSI IN PAZIENTI PORTATORI DI UNA MUTAZIONE CAUSATIVA DEL GENE GFAP

Dssa Isabella Ceccherini
UOC Genetica Medica, IGG – Genova

Introduzione

gasliniLa Malattia di Alexander (AxD) (MIM 203450) è una rara malattia neurodegenerativa caratterizzata da mutazioni in eterozigosi del gene Glial Fibrillary Acidic Protein (GFAP) che inducono la produzione di proteine mal ripiegate, inclini ad aggregarsi e ad accumularsi negli astrociti (Fibre di Rosenthal – RFs). Tali inclusioni citoplasmatiche determinano una compromissione dei sistemi cellulari atti a smaltire proteine non corrette e dunque non funzionanti, quali il sistema Ubiquitina-Proteasoma (UPS) e l’autofagia, inducendo ulteriore accumulo di proteine difettose. Sulla base di queste ed altre osservazioni, la trasmissione dominante della malattia di Alexander risulta causata da un guadagno piuttosto che da una perdita di funzione della proteina mutata, seguente al suo accumulo nel citoplasma.
Stesse mutazioni sono spesso associate a fenotipi marcatamente diversi di malattia AxD, suggerendo che i cambiamenti molecolari della proteina GFAP sono probabilmente necessari, ma non sufficienti a determinare un certo grado di severità dei sintomi clinici. Inoltre, è stato dimostrato il ruolo della regolazione genica di GFAP nella gravità del fenotipo, ossia i livelli di espressione dei due alleli GFAP selvatico (WT) e mutati potrebbero spiegare il diverso grado di gravità e l’età di esordio della malattia.
La regolazione della trascrizione di GFAP è stata al centro di numerosi studi e noi abbiamo già dimostrato che la presenza dell’allele variante del polimorfismo comune -250C/A (SNP rs2070935) determina un diverso livello di espressione GFAP [1], confermata dall’osservazione di un fenotipo più grave nel paziente in cui l’allele C era in cis (sullo stesso allele) rispetto alla mutazione GFAP rispetto ai pazienti in cui l’allele C dello stesso SNP si trovava in trans (sull’altro allele) rispetto alla mutazione GFAP [2].
Ciò suggerisce che i livelli relativi di proteine GFAP, errate o corrette che siano, all’interno di una cellula sono importanti per l’espressione e la funzione dell’allele corretto e possono influenzare l’esito cellulare. Inoltre, i livelli di proteina GFAP sono molto importanti per la formazione di aggregati, come testimoniato dall’osservazione che un aumento del 30% del contenuto totale GFAP è necessario e sufficiente per la formazione di aggregati e che la soglia per l’induzione di aggregati è abbassata in caso in cui vengono espresse proteine GFAP mutate.

Razionale

Nonostante la presenza di mutazioni GFAP tipiche, pazienti affetti da AxD mostrano una rimarchevole variabilità nelle manifestazioni fenotipiche. Questo suggerisce la presenza di fattori genetici, varianti rare o comuni sia del gene GFAP che di altri geni, in grado di modificare gli effetti genetici primari di AxD, presumibilmente mediante la regolazione dell’espressione di GFAP. I meccanismi di tale regolazione dovrebbero dunque essere investigati, sia a livello trascrizionale che post-trascrizionale, per identificare tutti quei fattori che possono modificare i livelli di espressione del gene GFAP e pertanto spiegare, una volta identificati e validati anche sperimentalmente, l’ampia variabilità fenotipica già dimostrata tra i pazienti AxD. L’esempio dello SNP del promotore di GFAP riportato sopra conferma la nostra ipotesi di lavoro: se la sovra-espressione di GFAP può promuovere la formazione di aggregati tossici, allora varianti comuni che influenzano il livello di espressione di GFAP possono potenzialmente modulare il fenotipo AxD. In tal caso, il genotipo a specifici loci polimorfici del gene GFAP potrà predire la gravità e/o l’età di insorgenza in pazienti portatori di mutazioni causative AxD. L’identificazione degli eventi trascrizionali o post-trascrizionali responsabili di tale modulazione fornirà anche nuovi bersagli genetici per lo sviluppo di possibili approcci terapeutici.

Risultati preliminari

Il gruppo proponente il presente progetto è coinvolto nello studio genetico e funzionale delle mutazioni GFAP dal 2004. In questo frattempo, nel Laboratorio della UOC Genetica Medica dell’Istituto Giannina Gaslini, si sono reclutati, allo scopo di una diagnosi molecolare, 198 pazienti sospetti AxD che sono stati sottoposti a sequenziamento di tutti gli esoni codificanti la principale isoforma (alfa) della proteina GFAP. In 67 di questi pazienti si è identificata una mutazione in eterozigosi del gene GFAP e si è dunque confermato il sospetto clinico-diagnostico. Questo ha permesso di avviare anche un ampio studio funzionale e di sviluppare una serie di specifici reagenti molecolari, coma da elenco seguente:
a) valutazione funzionale degli effetti della mutazione complessa p.[R330G-E332K] del gene GFAP evidenziata in una forma adulta e familiare di AxD [3];
b) studio dell’effetto della curcumina sugli aggregate di GFAP mutate associate a AxD [4];
c) studio dell’effetto dell’antibitico ceftriaxone nella risposta cellulare agli aggregati di proteine GFAP mutate [5];
d) polimorfismi a singolo nucleotide (SNPs) del promotore di GFAP e loro ruolo nella regolazione dell’espressione di questo gene. In questo studio abbiamo dimostrato che i due alleli polimorfici di un marcatore situato a -250bp dall’inizio di trascrizione hanno effetti opposti sulla trans-attivazione del promotore di GFAP e dunque sui suoi livelli di espressione [1].

Scopo del progetto

Alla luce di quanto noto e di quanto gia’ effettuato ad oggi nel nostro laboratorio (si vedano paragrafi precedenti), intendiamo con il presente progetto studiare i meccanismi molecolari che garantiscono la regolazione trascrizionale e quella post-trascrizionale, mai investigata finora, del gene GFAP, incluso il possibile ruolo di “small non-coding RNAs”, piccoli trascritti non codificanti aventi ruolo regolatorio. In particolare, ci concentreremo sulla caratterizzazione delle regioni coinvolte nella sintesi dell’mRNA, splicing alternativo e stabilità del trascritto di GFAP. Inoltre, le varianti che identificheremo nelle regioni responsabili per la regolazione dell’espressione di GFAP saranno valutate per stabilire, a seguito di analisi di correlazione genotipo-fenotipo, se siano in grado di modificare l’insorgenza della malattia e il suo outcome, e pertanto in grado di predire la gravità e la prognosi nei pazienti AxD. In conclusione, i nostri scopi sono:
1. ricerca di varianti comuni e di varianti rare lungo l’intero locus GFAP nel nostro set di 67 pazienti AxD portatori di una mutazione causativa del gene GFAP. Anche un piccolo numero di pazienti negativi per mutazioni GFAP ma caratterizzati da un quadro tipico AxD saranno sottoposti a sequenziamento dell’intero locus GFAP. Questi obiettivi saranno realizzati mediante un approccio del tipo “Next Generation Sequencing” (NGS), sequito da identificazione di “Single Nucleotide Polymorphisms” (SNPs) localizzati in coincidenza di elementi regolatori, in grado dunque di influenzare il livello di espressione di GFAP avendo determinato una variazione della sequenza di un elemento regolatorio;
2. studio della regolazione trascrizionale e post-trascrizionale per cercare elementi genetici funzionali che determinano la stabilità del trascritto, l’efficienza di traduzione e lo splicing alternativo del gene in un sistema cellulare in vitro già sviluppato nel nostro laboratorio. In particolare, intendiamo i) confermare il ruolo delle sequenze adiacenti all’inizio della trascrizione e che regolano il promotore basale, ii) identificare gli elementi di sequenza del 3’UTR del gene GFAP che possono modulare la stabilità dell’mRNA, iii) verificare la possibile interferenza delle varianti sinonime di GFAP con lo splicing del gene usando costrutti con minigeni. Infine, ricercheremo anche quei fattori di trascrizione e “small non-coding RNAs” (specialmente miRNAs) che possono modulare l’espressione di GFAP a seguito del loro legame con il promotore e con elementi specifici del 3’UTR.
3. valutazione della correlazione tra dati genetici e dati clinico-neuroradiologici per identificare quei fattori genetici che possono predire l’insorgenza e la progressione della malattia. A questo riguardo, il presente obiettivo è da realizzarsi in stretta collaborazione con la Dssa Moroni ed il suo gruppo, presso l’Istituto Neurologico Carlo Besta di Milano. Essi forniranno infatti tutti i dati clinici e neuroradiologici indispensabili per la correlazione genotipo-fenotipo e dunque per il riconoscimento delle varianti genetiche modificatrici. Allo scopo di validare le varianti cosi’ identificate, gli alleli varianti e selvatici degli SNP selezionati saranno analizzati sperimentalmente per dimostrare un loro possibile diverso effetto funzionale sulla espressione di GFAP, e per correlarlo ad un diverso outcome clinico. Infine, gli elementi genetici così identificati rappresenteranno anche potenziali bersagli contro cui disegnare una possibile terapia farmacologica atta a realizzare la diminuzione dell’espressione di GFAP.

Rilevanza del progetto

Ci proponiamo di identificare “modificatori” genetici in grado di modulare il fenotipo AxD in termini di gravità della sintomatologia ed età di insorgenza. Tali marcatori, una volta identificati, potranno essere utilizzati per la predizione della prognosi e per un possibile futuro bersagliamento terapeutico. Quanto proponiamo potrà offrire benefici nell’immediato ad alcuni pazienti mentre nel lungo periodo ci aspettiamo un miglioramento delle conoscenze su AxD che potrà facilitare ulteriori benefici.

1. Bachetti T, Di Zanni E, Lantieri F, et al. A Novel Polymorphic AP-1 Binding Element of the GFAP Promoter is Associated with Different Allelic Transcriptional Activities. Ann Hum Genet, 2010, 74, 506-515.
2. Yoshida T, Mizuta I, Saito K, et al. Effects of a polymorphism in the GFAP promoter on the age of onset and ambulatory disability in late-onset Alexander disease. J Hum Genet, 2013, 58, 635–638.
3. Bachetti T, Caroli F, Bocca P, et al. Mild functional effects of a novel GFAP mutant allele identified in a familial case of adult onset Alexander disease. Eur J Hum Genet, 2008, 16, 462-470.
4. Bachetti T, Di Zanni E, Balbi P, Ravazzolo R, Sechi G, Ceccherini I. Beneficial effects of curcumin on GFAP filament organization and down-regulation of GFAP expression in an in vitro model of Alexander disease. Exp Cell Res, 2012, 318, 1844-1854
5. Bachetti T, Di Zanni E, Balbi P, Bocca P, Prigione I, Deiana GA, Rezzani A, Ceccherini I, Sechi G. In vitro treatments with ceftriaxone promote elimination of mutant glial fibrillary acidic protein and transcription down-regulation. Exp Cell Res, 2010, 316, 2152-2165

Progetto Istituto Carlo Besta di Milano

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MALATTIA DI ALEXANDER: UN PROGETTO PER AUMENTARE LE CONOSCENZE CLINICHE E DEFINIRE LE BASI PER FUTURI TRIAL TERAPEUTICI

Introduzione
regioneLa Malattia di Alexander è una condizione genetica rara che colpisce la sostanza bianca del sistema nervoso centrale. Esistono 2 forme principali, tipo I e tipo II, distinte sulla base dell’età d’esordi
o, della sintomatologia clinica e del quadro neuroradiologico.

Il difetto genetico della malattia, dovuta a mutazioni eterozigoti del gene GFAP, è stato definito nel 2001; ad oggi non sono ancora del tutto chiari i meccanismi fisiopatologici che sottendono la malattia, tuttavia alcune evidenze sembrano suggerire la possibilità che un ruolo centrale sia giocato dall’accumulo di Proteina Gliofibrillare codificata dal gene alterato. Purtoppo non esiste attualmente un trattamento specifico per curare o arrestare questa patologia, che ha decorso variabilmente progressivo e che determina una severa disabilità neurologica fin dall’età pediatrica.

Risultati preliminari
L’Istituto Neurologico C. Besta è considerato uno dei principali centri di riferimento in Italia per la diagnosi, la cura e la ricerca nel settore delle leucodistrofie. L’Istituto è organizzato in modo da promuovere al meglio una proficua collaborazione tra clinici, radiologi e ricercatori, con la disponibilità di una presa in carico dei pazienti attraverso il percorso di diagnosi clinica e genetica, e la garanzia di assistenza e avvio ai trattamenti sintomatici per pazienti dall’età infantile a quella adulta. Il database di Istituto attualmente comprende oltre 350 pazienti affetti da leucodistrofia ad eziologia definita e non definita giunti ad osservazione negli ultimi 25 anni. In 30 pazienti è stata diagnosticata la Malattia di Alexander, 1/3 ad esordio in età pediatrica e 2/3 ad esordio in età adulta. Circa la metà dei pazienti sono ancora oggi regolarmente seguiti in Follow-up.

SCOPO DEL PROGETTO
Principali obiettivi del progetto

1. Identificazione di nuovi pazienti affetti da Malattia di Alexander, caratterizzazione clinica, radiologica, neurofisiologica e genetica
2. correlazioni genotipo-fenotipo
3. Rivalutazione dei fenotipi neuroradiologici
4. Follow-up clinico-strumentale
5. Miglioramento delle conoscenze relative alla storia naturale delle leucodistrofia di Alexander
6. Attività di Network per Collaborazione nazionale e internazionale in abito di ricerca clinica e di laboratorio nell’ambito della Malattia di Alexander

Il progetto includerà lo studio dei pazienti afferenti alla UO di Neuropsichiatria Infantile della Fondazione IRCCS Istituto Neurologico C. Besta affetti da Malattia di Alexander. Tutti i pazienti verranno caratterizzati clinicamente, neurofisiologicamente e radiologicamente e seguiti longitudinalmente con regolari controlli.
I dati verranno raccolti all’interno di specifico database.

RILEVANZA DEL PROGETTO

Il nostro progetto sarà fondamentale per garantire la prosecuzione del follow-up dei pazienti integrando in maniera funzionale gli aspetti clinici e quelli relativi alla ricerca scientifica. Data la rarità della patologia, l’accurata precisazione delle caratteristiche cliniche e radiologiche della malattia sarà essenziale per facilitare ulteriormente le possibilità di diagnosi precoce, elemento fondamentale per poter tempestivamente guidare la gestione medica, evitare indagini inutili e costose, consentire un’adeguata consulenza genetica familiare, permettere contatti tra le famiglie con la stessa diagnosi. Una migliore definizione della storia naturale della malattia sarà di estrema importanza per poter affrontare possibili futuri trial terapeutici costituendo una solida base per interpretare in maniera critica i risultati di strategie farmacologiche sperimentali.

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